The Sliding Path · Consapevolezza • Autenticità • Presenza

Quando chi doveva fidarsi di te non lo fa

di Cristiano Merizzi The Sliding Blog The Sliding Path Tempo di lettura: 5–7 min

Ci sono momenti nella vita che non fanno rumore. Non accade nulla di spettacolare. Ma dentro di te qualcosa cambia per sempre.

Solo dopo, con il tempo, capisci che quello era uno Sliding Moment.
Screenshot della Sliding Virtual Wall con la testimonianza sulla fiducia
Screenshot della Sliding Virtual Wall con la testimonianza: “Il mio Sliding Moment è stato quando chi doveva fidarsi di me non lo ha fatto.”

Questo articolo nasce da uno di quei momenti.

Ma per arrivarci bisogna partire da una delle regole principali del coaching: il coach non giudica.

Non giudica le persone. Non giudica le loro scelte. Non giudica le loro esperienze.

Per questo ciò che sto per raccontare non deve essere letto come un giudizio o una critica verso qualcuno. È una riflessione personale.

Una riflessione che mi ha portato a guardarmi dentro e a dire, con sincerità: ho fatto bene.

E questa consapevolezza è spesso il risultato di un percorso di coaching efficace: un momento in cui smetti di guardare fuori e inizi a guardare dentro.

E allora la domanda diventa inevitabile: cosa mi stava davvero impedendo di emergere?

Le parole che spiegano un blocco

Se mi fosse stato chiesto di mettere in ordine alcune parole che descrivono questo blocco, probabilmente avrei iniziato così:

  1. Vergogna
  2. Paura di emergere
  3. Incompetenza
  4. Ignoranza

La vergogna è spesso la prima barriera.

È quella sensazione silenziosa che ti fa arretrare proprio nel momento in cui dovresti avanzare.

Poi arriva la paura: la paura di esporsi, di essere giudicati, di non essere compresi.

Subito dopo compaiono due parole che spesso vengono usate come accuse: incompetenza e ignoranza.

Ma l’ignoranza, nel suo significato più autentico, non è un’offesa. Significa semplicemente ignorare qualcosa, non conoscerla ancora.

Uno Sliding Moment trovato su un foglio

Qualche giorno fa avevo tra le mani uno Sliding Moment lasciato durante il World Radio Day da un visitatore anonimo.

Quella testimonianza ha trovato riscontro anche sulla Sliding Virtual Wall .

“Il mio Sliding Moment è stato quando chi doveva fidarsi di me non lo ha fatto.”

Quella frase mi ha fermato.

Perché mi sono accorto che, quando avevo testato la Sliding Virtual Wall, avevo espresso anch’io lo stesso concetto.

Due persone diverse. Due esperienze diverse. Ma la stessa parola chiave: fiducia.

Il collegamento che non avevo ancora visto

In quel momento ho collegato due parole che fino ad allora non avevo mai davvero messo insieme: vergogna e fiducia.

Ed è stato uno Sliding Moment potente.

Perché ho capito qualcosa di molto semplice: quando qualcuno percepisce ignoranza o incompetenza, la fiducia difficilmente può esistere.

E quando la fiducia manca, qualcosa dentro di te cambia. A volte lentamente. A volte in modo definitivo.

Quando chi doveva fidarsi di te non lo fa, non perdi solo fiducia. Scopri dove non devi più restare.

Il momento in cui nasce un’idea

Ripensandoci oggi, credo che proprio da quella sensazione sia nato anche The Sliding Blog.

Ricordo ancora una notte in cui mi svegliai di colpo.

Svegliando Daniela le dissi: “Ho in mente il nome di un blog.”

Quell’idea non era nata da un momento felice.

Era nata da un disagio. Da una situazione di malessere interno. Da un episodio preciso.

Un momento in cui la fiducia nella mia professionalità, nella mia serietà e nella mia onestà non era stata riconosciuta.

Anzi. Era stato espresso un giudizio sul mio operato. E poi, come spesso succede, la frittata veniva girata: non avrei dovuto prenderla sul personale. Un modo fin troppo comodo per non assumersi le proprie responsabilità. E per non fidarsi.

Ed eccoci di nuovo alla prima regola del coaching: non giudicare.

Gli strumenti e il senso del coaching

Durante una sessione avevo utilizzato uno strumento per comprendere alcune dinamiche ambientali.

Nel mondo del coaching esistono molti strumenti.

Alcuni sono strumenti di riflessione e consapevolezza, come la Ruota della Vita, che aiuta una persona a osservare il proprio equilibrio tra diverse aree della vita: lavoro, relazioni, crescita personale, benessere.

Altri sono strumenti più strutturati, come il feedback o assessment a 360°, utilizzato spesso nelle organizzazioni per raccogliere percezioni da più fonti: colleghi, collaboratori, responsabili e autovalutazione.

In ambito professionale esistono metodologie sviluppate da società specializzate come SHL, Thomas International o Leadership Circle Profile, che richiedono accreditamenti specifici per poter essere utilizzate.

Lo strumento non fa il coach.

Uno strumento può diventare un giudizio. Oppure può diventare uno specchio. Dipende da chi lo usa.

Il passaggio CAP, in pratica
Consapevolezza

Riconoscere che dietro il blocco non c’era solo paura di emergere, ma una vergogna più profonda legata alla fiducia.

Autenticità

Dare un nome sincero a ciò che è accaduto, senza trasformarlo in attacco, ma senza nemmeno negarlo.

Presenza

Accettare che quella mancanza di fiducia sia stata uno Sliding Moment e trasformarla in direzione nuova.

La vergogna che riconosco oggi

Scrivendo questo articolo mi sono accorto di una cosa.

Io oggi provo una forma di vergogna.

Non per aver lasciato quel lavoro. Ma per come l’ho lasciato.

Sono una persona che, quando tiene alle cose, non finge interesse.

Le vive davvero. Ci mette responsabilità, presenza e rispetto.

Ed è proprio per questo che sento di dire ai miei ex colleghi che mi dispiace.

Mi dispiace per loro.

Perché ho lavorato con persone capaci, serie e appassionate. Persone che meritavano un ambiente migliore.

Non posso però dire che lo stesso sentimento lo provo per chi stava sopra di me.

A loro auguro solo una cosa: che possano provare, prima o poi, quella stessa vergogna che oggi sto provando nel ripensare a certi momenti.

Perché la vergogna, quando è sincera, è uno specchio potente. Ti costringe a guardarti. Ti costringe a cambiare.

Esercizio finale | Attraversare la vergogna

La vergogna è una parola scomoda. Spesso la nascondiamo, la copriamo, la confondiamo con rabbia, distanza o silenzio. Ma a volte, proprio lì dentro, si trova uno Sliding Moment.

Scrivi il tuo Sliding Moment interiore

Non cercare una risposta giusta. Cerca quella più sincera.

Dove, oggi, sento ancora vergogna dentro di me?
Quale fiducia è mancata, o quale fiducia ho sentito venire meno?
Cosa sto finalmente capendo di me grazie a quella ferita?

La vergogna non è sempre qualcosa da cancellare in fretta. A volte è uno specchio. E quando lo attraversi con consapevolezza, può trasformarsi in una scelta nuova.

Il mio Sliding Moment sulla vergogna:

Una traccia da portare con te

La vergogna ti blocca finché resta muta. Quando la nomini, può iniziare a diventare direzione.

A volte il vero passaggio non è smettere di provare vergogna, ma capire che non vuoi più restare nel luogo che l’ha generata.
Stato: non salvato

Se questo esercizio ha acceso qualcosa dentro di te, puoi lasciare il tuo pensiero anche su The Sliding Virtual Wall.

Vai a The Sliding Virtual Wall

Il vero Sliding Moment

Alla fine, però, c’è una verità che oggi posso dire con serenità.

Quella mancanza di fiducia è stato il mio Sliding Moment.

Il momento che mi ha fatto capire che era giusto lasciare una realtà a cui ero molto legato.

Una realtà che, col tempo, stava diventando sempre più difficile da vivere con dignità.

Non scrivo queste parole con rabbia. Le scrivo con lucidità.

Perché oggi posso dire una cosa molto semplice: io sto bene.

E forse la cosa più importante è questa: ho finalmente capito che andarmene è stata la scelta giusta.

A volte il vero Sliding Moment non è quando qualcuno smette di fidarsi di te. È quando capisci che non hai più motivo di restare.

Ogni vita ha uno Sliding Moment.
È quell’istante in cui capisci che non puoi più restare dove sei
e inizi a diventare chi sei davvero.

Inizia

Da qui si parte.

Un primo passo concreto per trasformare questa riflessione in percorso.

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