Accoglienza, radio e coaching: ciò che il World Radio Day ci ha lasciato
Sabato scorso, durante la sessione 0 con un giovane coachee, ci siamo ritrovati a parlare di una parola tanto semplice quanto profonda: accoglienza.
Lui era alla ricerca di risposte nel mondo del turismo. Io portavo con me anni di studio e di esperienza nel management del turismo. Ci siamo trovati subito su questo tema, quasi in modo naturale, perché l’accoglienza è una di quelle parole che non si limitano a descrivere qualcosa: si vivono, si riconoscono, si sentono.
E proprio di accoglienza abbiamo continuato a parlare ripensando a quella vissuta ieri al World Radio Day, dove siamo stati accolti da Giorgio e da tutto il team di Radio Speaker.
Ma cosa ci ha lasciato davvero questa esperienza?
Prima di tutto, un profondo senso di riconoscenza. Verso Camilla e Sania, che con determinazione, costanza e passione hanno dato davvero tanto. Il loro contributo è stato prezioso, concreto, e ha reso ancora più significativo un percorso che avevamo iniziato a immaginare mesi fa.
Quando abbiamo cominciato a pianificare la nostra presenza al World Radio Day, infatti, ci siamo posti una domanda che ieri ci è stata rivolta anche da diversi visitatori:
Una domanda più che legittima. In effetti, a un primo sguardo, potevamo sembrare quasi degli attori fuori copione. Ma proprio lì, in quella distanza apparente, abbiamo trovato due connessioni forti, due vere chiavi di lettura, entrambe profondamente legate al nostro modo di intendere il coaching.
La prima chiave di volta
La prima chiave di volta riguarda il potere stesso della radio. La radio ha una forza diversa dalle immagini. Le immagini arrivano da fuori, colpiscono immediatamente, a volte orientano perfino ciò che dobbiamo provare. La radio, invece, apre uno spazio interiore: attiva l’immaginazione, mette in moto il pensiero, lascia che l’esperienza prenda forma dentro di noi. Non ci consegna emozioni già definite, ma ci accompagna a viverle in modo personale, autentico.
Ed è proprio in questo che la radio somiglia a un percorso di coaching: non impone, non riempie, non forza. Piuttosto, crea le condizioni perché emerga qualcosa di vero. Ti invita ad ascoltare, a sentire, a dare significato.
La seconda chiave di volta
La seconda chiave di volta è ancora più profonda: se la radio ha l’obiettivo di connettere le persone tra loro, noi abbiamo l’obiettivo di aiutare le persone a connettersi con sé stesse.
Ed è esattamente quello che è successo ieri.
Più di 150 Sliding Moment scritti dai visitatori, che hanno scelto di fermarsi e mettersi in gioco. Ed è stato sorprendente vedere come molti di loro non si siano limitati a partecipare, ma abbiano accolto davvero l’occasione per entrare in contatto con sé stessi, lasciandosi guidare da tre domande potenti che rispecchiano il nostro modo di vivere il coaching: Consapevolezza, Autenticità e Presenza.
Cosa ci portiamo dentro
Forse è proprio questo il segno più bello che ci portiamo dentro da questa esperienza: la conferma che, quando si crea uno spazio autentico, le persone rispondono. Si raccontano. Si ascoltano. Si avvicinano a qualcosa di più profondo.
Il World Radio Day ci ha lasciato emozione, certo. Ma anche riflessioni, intuizioni, nuovi spunti. Ci ha lasciato parole che continueranno a lavorare dentro di noi. Ci ha lasciato Sliding Moment che nei prossimi giorni condivideremo sui nostri canali social e che, in parte, troveranno spazio anche nei prossimi articoli. Perché in quei messaggi non ci sono soltanto pensieri: ci sono frammenti autentici, momenti di consapevolezza, domande vere. E ci sono anche riflessioni preziose su cosa sia davvero quella nostra vocina interiore: se giudicante, se protettiva, se capace di orientarci oppure di trattenerci.
Per questo, ciò che sentiamo oggi è soprattutto gratitudine.
Grazie a chi si è fermato.
Grazie a chi ha lasciato il proprio Sliding Moment.
Grazie a chi ha scelto di ascoltarsi davvero.
Grazie al World Radio Day.
Grazie a Radio Speaker.
Ci avete regalato una grande emozione. Di quelle che restano, che fanno riflettere, che lasciano una traccia.
Come solo la radio sa fare.
Come solo un coaching consapevole, autentico e presente sa fare.
Al prossimo anno? Chissà.
Riconoscere dove, nella nostra vita, l’accoglienza è presente davvero.
Dare un nome sincero a ciò che facciamo fatica ad accogliere dentro di noi.
Tradurre questa riflessione in un gesto concreto, semplice, possibile, a partire da oggi.
Esercizio finale | Accogliere significa anche ascoltarsi
Prima di chiudere questo articolo, fermati un momento e porta l’attenzione su di te. Quando pensi alla parola accoglienza, cosa senti davvero?
Scrivi il tuo Sliding Moment interiore
Non cercare la risposta perfetta. Cerca quella più autentica.
L’accoglienza non è soltanto qualcosa che riceviamo dagli altri. A volte è una scelta interiore. Un modo di restare presenti a ciò che sentiamo, senza giudicarlo subito.
Il mio Sliding Moment interiore:
Una traccia da portare con te
A volte accogliere non significa avere già capito tutto, ma scegliere di restare presenti a ciò che sentiamo.
Se questo esercizio ha acceso qualcosa dentro di te, puoi lasciare il tuo pensiero anche su The Virtual Sliding Wall.
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