The Sliding Path · Consapevolezza • Autenticità • Presenza

La paura non è il nemico: è una porta che chiede presenza

di Cristiano Merizzi The Sliding Blog Tempo di lettura: 4–6 min

Dopo aver scritto di burnout e resilienza, mi sono accorto che c’era un’emozione rimasta sullo sfondo. Un’emozione che spesso non si vede, ma guida scelte, posture, silenzi.

La paura non è il nemico.
È una porta che chiede presenza.

Se vuoi riprendere il capitolo precedente: Burnout e resilienza: quando resistere non è più forza .

La paura non è il nemico: è una porta che chiede presenza
la ruota racconta la paura: e ci ricorda che non è il punto in cui fermarsi, ma il punto da cui iniziare a vedere. Immagine generata con l’ausilio di Canva da The Sliding Blog.

Due figli, due modi di incontrare il rischio

In questi giorni mi sto chiedendo come far comprendere a mio figlio più piccolo il concetto di paura: non averne quando non serve, ma averne quando è giusto averne.

Ha quasi cinque anni. È un terremoto. A differenza del primo, che alla sua età era più riservato, timido, introverso — e aveva già una certa percezione del rischio — lui sembra non conoscere il pericolo.

Si lancia. Prova. Sale. Corre. Come se la parola “rischio” non esistesse nel suo vocabolario. E mentre lo osservo mi chiedo: è coraggio, è incoscienza, o è fiducia nella vita?

La paura arriva anche quando non la inviti

Poi, nelle notti scorse, è successo qualcosa che mi ha fermato. A un certo punto sento: “Papà… papà…” Stava dormendo. Aveva avuto un incubo. Stava provando paura.

E lì mi sono chiesto il senso della paura. Perché la paura, a volte, non è il freno. È il segnale. È la parte di noi che dice: “Ehi, qui c’è qualcosa da vedere”.

Paura e resilienza: lo stesso filo, un’altra stanza

Ho legato quel momento a ciò che avevo appena scritto sulla resilienza. Perché spesso pensiamo che essere resilienti significhi “non avere paura”. Ma la resilienza non nasce dall’assenza di paura. Nasce dalla capacità di restare presenti quando la paura prova a prendersi tutta l’attenzione.

E io, questa cosa, me la ripeto da tempo: io non devo avere paura. Perché quando la paura prende il comando, mi distoglie, mi chiude lo stomaco, e a volte mi fa sentire come se il cervello si spegnesse.

Quando il corpo ricorda

Ci sono giorni in cui quella sensazione ritorna. Ritorna un ricordo, un’eco. Ritorna quella paura vissuta nel 2014. E non serve che succeda qualcosa fuori: a volte basta un dettaglio.

Ma oggi, rispetto ad allora, c’è una differenza. Oggi posso guardarla. Posso dirle: “Ti vedo”. E posso scegliere di non seguirla.

Il giudizio degli altri: una costante. Io no.

C’è un’altra paura che molti conoscono bene: il giudizio. Quella voce che chiede “cosa penseranno?” e che, se prende spazio, ruba presenza.

Io lo so: qualcuno mi ama, qualcuno mi odia. C’è indifferenza, c’è noia, c’è interesse. Sono costanti che ho vissuto da quando ero ragazzo: amato e odiato allo stesso tempo, ammirato o denigrato.

Esternamente, forse, non è cambiato granché. Ma sono cambiato io. È cambiato come vivo queste interferenze. Ed è proprio qui che, per me, nasce il coraggio.

La paura non va cancellata. Va educata.

E allora torno a mio figlio. Non voglio insegnargli a “non avere paura”. Voglio insegnargli a riconoscerla. A usarla quando serve. A non esserne governato quando non serve.

Perché la paura può proteggere. Ma può anche limitarci. E la differenza, spesso, si chiama presenza.

Sliding Exercise

Puoi farlo qui, adesso. Puoi salvare, stampare e condividere. Nessun dato viene inviato: resta sul tuo dispositivo.

🧭 La paura: segnale o catena?

Scrivi in modo semplice. Non serve essere “bravi”: serve essere veri.

Mi protegge quando…
Mi trattiene quando…

Micro-passo (oggi):

Nota per me: (facoltativa)

✓ Micro-check (qui e ora)

Clicca ciò che riconosci. È solo un modo per tornare al corpo.

  • Sento lo stomaco chiudersi o il respiro corto.
  • Rimugino su scenari futuri o su un episodio passato.
  • Mi blocco perché temo il giudizio o l’errore.
  • Evito una scelta “per non perdere” invece che scegliere “per costruire”.
  • Ho bisogno di rassicurazioni continue per partire.

Se hai spuntato più punti, prova questo: per un minuto non risolvere nulla. Resta. Respira. E chiediti: “Cosa è reale adesso?”

Stato: non salvato
Il passaggio CAP, in pratica
Consapevolezza

Nomina la paura: “Di cosa ho paura davvero?” (non di cosa “dovrei” temere).

Autenticità

Riconosci cosa stai proteggendo: immagine, sicurezza, approvazione… o qualcosa che conta.

Presenza

Fai un passo piccolo e reale: una frase, un confine, un’azione sostenibile. Oggi.

Se questa paura ti somiglia

A volte basta un articolo per sentirsi visti. Altre volte serve una direzione. Se vuoi portare questa riflessione dentro un percorso guidato, puoi esplorare The Sliding Path su Sliding Doors Consulting.

La paura non è il nemico.
È una porta. E ogni porta, prima o poi, chiede presenza.

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