Giorgio D’Ecclesia: il coraggio di cambiare voce, senza perdere la propria identità
Sliding Moment
Dalla passione per la radio alla nascita di Radio Speaker e del World Radio Day. Una storia di scelte, responsabilità, fiducia e consapevolezza. E di quella paura del giudizio che, a volte, ci impedisce di tornare a fare ciò che amiamo.
Ci sono incontri che acquistano un significato diverso con il tempo
Ci sono incontri che, quando avvengono, non immaginiamo quanto potranno diventare importanti. Magari nascono quasi per caso, da una conversazione, da un’occasione professionale o dalla semplice curiosità di conoscere qualcuno. E poi, a distanza di tempo, ci ritroviamo a guardarli con occhi diversi, perché nel frattempo qualcosa è cambiato.
È un po’ quello che abbiamo provato il 1° ottobre 2026, quando Giorgio D’Ecclesia ha varcato la porta del nostro Sliding Moment Lab, a Trezzano sul Naviglio. Accoglierlo nei nostri spazi ha avuto per noi un significato particolare: un anno prima eravamo noi a muovere i primi passi con The Sliding Blog®, cercando di dare forma a un progetto nato da una passione e da tante domande. Giorgio era stato tra le prime persone a concederci fiducia attraverso il World Radio Day. Ritrovarlo qui, seduto davanti alle telecamere dello Sliding On Air, ci ha fatto ripensare a quante cose possano cambiare in poco più di un anno e a quanto siano importanti le persone che incontriamo lungo il percorso.
Avevo preparato diverse domande, naturalmente. Volevo conoscere meglio il professionista, l’imprenditore, l’uomo che aveva costruito Radio Speaker. Ma soprattutto desideravo incontrare Giorgio, senza fermarmi a ciò che già conoscevamo di lui. Nel corso della nostra conversazione sono emersi ricordi, emozioni e riflessioni che hanno dato a questo incontro un significato ancora più profondo.
Perché una Sliding Doors Experience non nasce dal desiderio di ricostruire semplicemente una carriera. Nasce dalla curiosità di comprendere che cosa accade nella vita di una persona quando si trova davanti a una scelta, quali paure incontra, a quali valori si affida e che cosa scopre di sé, a volte soltanto molti anni dopo. Non ci interessano soltanto i traguardi: ci interessa soprattutto la persona che li ha attraversati e quella che, oggi, continua a interrogarsi sul proprio futuro.
Prima dei risultati, c’è sempre una persona
Ho voluto cominciare chiedendo a Giorgio chi fosse davvero, provando per un momento a mettere da parte Radio Speaker, il World Radio Day e tutti i ruoli professionali attraverso i quali siamo abituati a conoscerlo. La sua risposta non è stata un elenco di risultati o competenze. Ha parlato di passione, curiosità, del desiderio di continuare a cercare nuovi stimoli e dell’amore per la propria famiglia.
«Una persona appassionata. Curiosa. In cerca di stimoli continui, innamorata della propria famiglia e di quello che è riuscito a costruire da solo.»
Mi sono soffermato su questa risposta, perché credo che molto spesso, quando qualcuno ci chiede chi siamo, finiamo per raccontare ciò che facciamo. Il lavoro, il ruolo, le responsabilità, i risultati raggiunti. Tutte dimensioni importanti, certo, ma che non raccontano necessariamente la persona nella sua interezza.
Giorgio è cresciuto a Foggia, una città dalla quale ha scelto di partire a diciott’anni. Nel ricordare quegli anni ha parlato di hip hop, skateboard, graffiti, libri e riviste. Di quella curiosità che lo portava a cercare stimoli, incontrare mondi differenti e non accontentarsi di ciò che aveva già davanti agli occhi. E poi c’era la radio, o meglio, quella voce che usciva da un apparecchio e accendeva il desiderio di scoprire chi ci fosse dall’altra parte del microfono.
Ascoltandolo, ho pensato a quanto le nostre passioni possano raccontare qualcosa di noi ancora prima che siamo in grado di comprenderlo. E a quante volte, crescendo, finisca per diventare più facile descriverci attraverso un ruolo piuttosto che attraverso ciò che continua ad appassionarci.
Se per un momento mettessimo da parte il nostro lavoro e i risultati raggiunti, quali parole sceglieremmo per raccontare chi siamo?
Una radio immaginaria, un bambino e suo padre
Uno dei momenti che mi ha emozionato di più è arrivato quando ho chiesto a Giorgio di tornare indietro nel tempo, alla ricerca di quello che avrebbe potuto essere il suo primo Sliding Moment. Mi aspettavo che potesse raccontarmi di una prima esperienza radiofonica, di un provino, di una scelta professionale o magari del giorno in cui aveva deciso di fondare Radio Speaker. Invece ci siamo ritrovati nella casa di un bambino di appena tre o quattro anni.
Suo padre faceva il ginecologo e, dopo una giornata di lavoro, tornava a casa dove Giorgio lo aspettava per giocare. Solo che il loro non era un gioco qualsiasi: facevano la radio. Giorgio era il conduttore. Suo padre interpretava, di volta in volta, personaggi diversi che il piccolo intervistava come se fossero davvero ospiti di un programma radiofonico.
Mentre lo ascoltavo raccontare questo ricordo, mi è venuto naturale immaginare quella scena. Un bambino con la voglia di parlare, fare domande e scoprire qualcosa. Un padre che, pur dopo una giornata di lavoro, sceglie di dedicargli il proprio tempo e di entrare nel suo mondo. Nessuno dei due poteva sapere che quel gioco, molti anni dopo, avrebbe avuto un significato così importante nella vita di Giorgio. Forse, in quel momento, non era nemmeno necessario saperlo.
«Da lì non ho mai smesso di giocare alla fine, perché la radio per me rimane un gioco, un bellissimo gioco con delle regole.»
Questa frase mi è rimasta particolarmente impressa. Perché dietro l’imprenditore che oggi guida Radio Speaker c’è ancora, in qualche modo, quel bambino che si divertiva a intervistare i personaggi inventati da suo padre.
Da padre, ho sentito questo passaggio molto vicino anche alla mia esperienza. Ci siamo confrontati sul tempo che dedichiamo ai nostri figli, su quanto possano essere importanti alcuni momenti apparentemente semplici e su come il loro valore emerga a volte soltanto quando li osserviamo a distanza di anni. Mi piace pensare che suo padre, senza rendersene conto, non gli abbia semplicemente trasmesso una passione, ma gli abbia offerto qualcosa di ancora più prezioso: la possibilità di esprimerla, sentendosi ascoltato.
È anche questo uno dei motivi per cui mi interessa guardare oltre i risultati. Alcune delle risorse che utilizziamo oggi sono nate molto tempo prima, dentro relazioni ed esperienze alle quali, forse, allora non avevamo attribuito alcun significato particolare.
Quel messaggio che avrebbe potuto chiudere una porta
Il racconto ci ha poi portati al 2009, l’anno in cui Giorgio decide di fondare Radio Speaker. Un progetto nato dall’idea di creare uno spazio di incontro tra persone che condividevano la passione per la radio, professionisti e aspiranti conduttori.
Come spesso accade quando si prova a costruire qualcosa di nuovo, non tutti riescono a comprenderne immediatamente il valore. Giorgio ci ha raccontato di un messaggio ricevuto su Messenger, nel quale una persona gli spiegava, con parole tutt’altro che incoraggianti, quanto ritenesse inutile quella community. Una critica che avrebbe potuto far nascere dubbi, soprattutto nelle fasi iniziali di un progetto nel quale si stanno investendo tempo, energie e risorse personali.
Eppure Giorgio quel messaggio lo ha conservato. È un dettaglio che trovo significativo, perché ci ricorda che non sempre possiamo scegliere le parole che gli altri ci rivolgono, ma possiamo provare a riconoscere il significato che decidiamo di attribuire loro. Nel suo caso, quella critica è diventata uno stimolo. Non la prova che tutto sarebbe andato bene, naturalmente, ma una ragione in più per continuare a credere nella possibilità che aveva intravisto.
A un certo punto gli ho chiesto quale fosse stato il vero cambiamento di quella fase della sua vita. E la risposta ha spostato la conversazione su un piano diverso.
«Lo sliding moment di quella fase è il cambio da voler fare la radio a iniziare a fare l’imprenditore. Lì cambia tutto.»
Credo che questa sia una delle chiavi più importanti per comprendere la sua storia. Giorgio non ha semplicemente trovato un modo differente per continuare a lavorare nel mondo della radio. Ha dovuto imparare a vivere la propria passione attraverso responsabilità nuove, decisioni complesse e una dimensione professionale che non conosceva ancora.
Perché c’è una grande differenza tra amare profondamente qualcosa e assumersi la responsabilità di costruire un’impresa intorno a quella stessa passione. La prima dimensione riguarda soprattutto il desiderio di esprimersi. La seconda coinvolge risorse, collaboratori, investimenti, persone che scelgono di fidarsi e conseguenze che non riguardano più soltanto noi stessi.
Coraggio, responsabilità, fiducia e consapevolezza: quattro parole, tante scelte
Durante la visita allo Sliding Moment Lab, Giorgio ha avuto modo di conoscere alcuni dei nostri ambienti, ai quali abbiamo scelto di attribuire nomi che rappresentano quattro dimensioni particolarmente importanti nei percorsi personali e professionali: coraggio, responsabilità, fiducia e consapevolezza.
Non abbiamo scelto queste parole semplicemente per dare un nome alle nostre stanze. Le sentiamo vicine al modo in cui intendiamo il cambiamento, il rapporto con gli altri e la possibilità di sviluppare nuove prospettive. Durante la conversazione ho chiesto a Giorgio quale di queste dimensioni sentisse maggiormente propria. Ha scelto il coraggio e la responsabilità.
La sua risposta mi è sembrata coerente con ciò che ci aveva raccontato fino a quel momento. Perché il coraggio non riguarda soltanto l’inizio di un progetto, ma anche la disponibilità ad affrontare ciò che non possiamo conoscere in anticipo. Quando Giorgio decise di investire in Radio Speaker, non aveva garanzie sul risultato. Sapeva di credere in quell’idea, ma non poteva sapere quali difficoltà avrebbe incontrato, quali opportunità si sarebbero aperte o quanto sarebbe cambiata la propria vita.
In quel momento ha condiviso una frase che, personalmente, ho trovato molto potente.
«All’epoca ho fatto un favore al Giorgio di oggi.»
È una prospettiva sulla quale vale la pena soffermarsi. Quante volte osserviamo una decisione soltanto attraverso lo sforzo che ci richiede nel presente, senza considerare ciò che potrebbe offrirci domani? Naturalmente non tutte le scelte producono i risultati desiderati e il coraggio non dovrebbe mai essere confuso con l’incoscienza. Ma riconoscere il valore di una possibilità, valutarne le conseguenze e scegliere di agire può rappresentare un passaggio importante.
Poi c’è la responsabilità, ed è qui che la storia di Giorgio assume un significato ancora più concreto. Oggi Radio Speaker non coinvolge soltanto la sua passione personale. Ci sono collaboratori, persone che lavorano ai progetti, famiglie, impegni e allievi che investono tempo e risorse nella possibilità di costruire il proprio futuro professionale.
Mentre Giorgio parlava di tutto questo, ho notato che nelle sue parole emergeva continuamente anche un’altra dimensione: la fiducia. La fiducia di chi sceglie di partecipare ai corsi, quella delle persone che lavorano con lui e di una comunità che riconosce Radio Speaker come un punto di riferimento. E poi la consapevolezza, che forse attraversa tutte le altre dimensioni: la capacità di riconoscere quanto le proprie decisioni influenzino non soltanto il percorso personale, ma anche quello delle persone coinvolte.
Coraggio, responsabilità, fiducia e consapevolezza. Quattro dimensioni differenti che non devono necessariamente presentarsi in momenti separati. A volte convivono proprio all’interno della stessa scelta. Ed è anche questo che, attraverso il coaching, ci interessa esplorare: non indicare quale decisione sia giusta per una persona, ma creare occasioni per riconoscere ciò che conta, osservare le possibilità e scegliere con maggiore consapevolezza.
Ripensando a queste parole, mi viene spontaneo chiedermi quale delle quattro sentiamo più vicina oggi e quale, invece, potrebbe meritare un po’ più di attenzione nelle scelte che stiamo affrontando.
World Radio Day: quando il desiderio di incontrarsi diventa realtà
Parlando di comunità, siamo arrivati inevitabilmente al World Radio Day italiano, un progetto che per Giorgio ha assunto nel tempo un significato sempre più importante. Ci ha raccontato che la prima edizione nasce nel 2021, in piena pandemia, quando le occasioni di incontro erano diventate improvvisamente difficili e il mondo della radio, come tanti altri settori, aveva bisogno di continuare a sentirsi parte di qualcosa.
L’evento nasce inizialmente online, ma negli anni cresce, si trasforma e diventa un appuntamento capace di riunire dal vivo professionisti, appassionati e persone che condividono l’amore per questo mezzo di comunicazione.
Giorgio ci ha raccontato anche di una decisione organizzativa particolarmente impegnativa. A pochi giorni da un’edizione dell’evento, il numero delle adesioni richiedeva di ripensare gli spazi, con costi aggiuntivi e rischi non trascurabili. Una situazione nella quale sarebbe stato comprensibile fermarsi, ridimensionare o scegliere la strada più prudente. Eppure ha deciso di affrontare quel passaggio, assumendosene le responsabilità.
Ascoltandolo, mi è tornato in mente qualcosa che aveva raccontato all’inizio della nostra conversazione: già da ragazzo gli piaceva organizzare occasioni di incontro, feste e momenti capaci di riunire persone intorno a una passione comune. Ho trovato interessante riconoscere questo filo che attraversa esperienze apparentemente lontane. Perché forse, a volte, ciò che rimane costante nella nostra vita non è tanto quello che facciamo, ma il motivo per cui scegliamo di farlo.
La radio, l’intelligenza artificiale e il piacere di scoprire qualcosa di inatteso
Durante la conversazione abbiamo affrontato anche il tema del futuro della radio, dell’evoluzione digitale e dell’intelligenza artificiale. Giorgio non nega le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Riconosce che alcuni strumenti sono già capaci di riprodurre voci, automatizzare contenuti e svolgere compiti che in passato richiedevano necessariamente un intervento umano.
Ma quando parla della figura del conduttore, il suo pensiero ritorna alla relazione con l’ascoltatore. Alla capacità di improvvisare, di comunicare emozioni, di condividere esperienze e di creare qualcosa che non sia semplicemente una sequenza di contenuti. C’è poi un altro aspetto che Giorgio considera particolarmente prezioso: la capacità della radio di farci scoprire qualcosa che non stavamo cercando.
«Io non voglio sentire solo le cose che mi piacciono, voglio scoprire cose nuove che non so che mi potrebbero piacere.»
Mi è piaciuta molto questa riflessione. Viviamo in un’epoca nella quale possiamo personalizzare quasi ogni esperienza, ricevendo spesso contenuti sempre più vicini a ciò che già conosciamo e preferiamo. Ma quanto spazio lasciamo a qualcosa di differente? A una prospettiva che non avevamo considerato, a una canzone inattesa, a un pensiero capace di mettere in discussione una nostra convinzione?
Anche nei percorsi di crescita personale e professionale questa disponibilità può avere un valore importante. Perché nuove possibilità possono emergere proprio quando smettiamo di cercare soltanto conferme a ciò che sappiamo già.
La formazione: il valore del percorso, prima ancora del risultato
Quando abbiamo parlato dei giovani che desiderano avvicinarsi al mondo della radio, Giorgio ha sottolineato l’importanza della formazione, dell’ascolto e della pratica. Ha ricordato gli anni nei quali, per entrare in contatto con una radio, occorreva spesso presentarsi di persona, osservare, imparare e accettare che le competenze richiedessero tempo per svilupparsi.
Ha raccontato anche di aver trascorso molti anni a fare radio prima di ricevere il suo primo compenso come conduttore. Una parte della sua esperienza che associa alla passione, alla costanza e al desiderio di continuare a imparare. Ascoltandolo, ho pensato a quanto possa essere difficile, oggi, conciliare il desiderio di raggiungere rapidamente un obiettivo con la pazienza necessaria per costruire le competenze che quel risultato richiede.
Questo non significa che la crescita professionale debba passare attraverso il lavoro gratuito o la rinuncia a condizioni eque. Significa però riconoscere che l’apprendimento, l’esercizio, i riscontri ricevuti e la possibilità di sbagliare fanno parte di molti percorsi di sviluppo. E mi ha portato a una domanda: quante volte siamo così concentrati sulla destinazione da dimenticare il valore di ciò che stiamo imparando durante il viaggio?
La contentezza: quando impariamo a riconoscere ciò che abbiamo
Una delle parti più intime della nostra conversazione è arrivata quando ci siamo allontanati dalle responsabilità professionali e abbiamo parlato di ciò che continua a emozionare Giorgio. La famiglia è tornata al centro del racconto. Suo figlio, sua moglie, i genitori e quella percezione del tempo che cambia quando osserviamo le persone che amiamo crescere, trasformarsi o invecchiare.
Giorgio ha parlato dell’emozione che prova guardando i propri genitori e del modo in cui l’esperienza di essere padre gli permette di attribuire un significato ancora più profondo a certi ricordi della sua infanzia. È stato un momento nel quale mi sono ritrovato molto. Forse perché anch’io, nel tempo, ho imparato che alcuni degli istanti più preziosi non coincidono necessariamente con i risultati che raggiungiamo o con le occasioni che possiamo raccontare pubblicamente.
A volte sono molto più semplici: un gesto, uno sguardo, un momento condiviso con chi amiamo. Ed è qui che Giorgio ha introdotto una parola che mi ha particolarmente colpito: contentezza. Non soltanto la felicità legata a un successo o a un evento speciale, ma la capacità di riconoscere il valore di ciò che abbiamo già costruito e di sentirci presenti nella nostra vita.
È un pensiero che ho trovato vicino anche al modo in cui considero gli obiettivi e la crescita personale. Perché possiamo continuare a desiderare, progettare e lavorare per qualcosa di nuovo, senza per questo dimenticare di riconoscere ciò che abbiamo già raggiunto.
Quando è stata l’ultima volta che ci siamo fermati a riconoscere qualcosa di importante della nostra vita, senza pensare immediatamente al prossimo obiettivo?
La paura del giudizio: quella porta che Giorgio non ha ancora attraversato
Verso la fine della nostra conversazione siamo arrivati a parlare di qualcosa che, a mio avviso, accomuna molte più persone di quanto siamo disposte ad ammettere: la paura del giudizio.
Ero curioso di conoscere il punto di vista di Giorgio. Del resto, avevo davanti una persona che della comunicazione aveva fatto prima una passione, poi una professione e infine un’impresa. Qualcuno che conosce il microfono, il pubblico, l’esposizione e tutte le responsabilità che ne derivano. Gli ho chiesto quanto pesasse ancora, nella sua vita, il giudizio degli altri.
«Tanto, è inutile nascondersi.»
Devo ammettere che questa risposta mi ha colpito. Non perché pensassi che Giorgio fosse immune dalle insicurezze, ma perché in quelle poche parole c’era una sincerità che raramente incontriamo quando parliamo dei nostri risultati professionali.
Giorgio ci ha raccontato di non sentirsi sempre a proprio agio quando si rivede in video, di essere critico verso la propria immagine e, soprattutto, di custodire un desiderio che negli ultimi anni ha dovuto lasciare in secondo piano: tornare a condurre un programma radiofonico.
Negli ultimi anni, per ragioni personali e familiari, si è allontanato dal microfono. Oggi il desiderio di tornare è ancora presente, ma insieme a quel desiderio esiste anche la paura di esporsi nuovamente, di ricevere critiche e di dover fare i conti con le proprie aspettative.
Mentre lo ascoltavo, il mio pensiero è tornato a quel bambino di tre o quattro anni che giocava alla radio con suo padre. Ho trovato emozionante immaginare che, dopo tutto ciò che aveva costruito, quella stessa passione fosse ancora lì, ad aspettarlo. Solo che oggi, davanti a quella porta, insieme al desiderio c’è anche la paura di essere giudicato.
Giorgio stesso ha riconosciuto quanto questa sia una sfida personale importante.
«Quindi devo di nuovo fare un atto di coraggio personale e di chi se ne frega, vado, lo faccio per me.»
Ed è stato proprio in quel momento che le quattro parole dello Sliding Moment Lab hanno assunto, almeno per me, un significato ancora più concreto. Perché il coraggio non è soltanto quello che ci permette di iniziare un progetto imprenditoriale. A volte è quello che dobbiamo ritrovare per concederci di fare nuovamente qualcosa che amiamo.
La responsabilità può significare riconoscere il valore che quella passione continua ad avere nella nostra vita. La fiducia può riguardare la possibilità di esprimerci senza pretendere di essere perfetti. E la consapevolezza, forse, comincia proprio quando riusciamo a riconoscere ciò che ci trattiene, senza nasconderlo a noi stessi.
Questo è uno dei motivi per cui nel coaching le domande possono essere così importanti. Non perché abbiano il compito di suggerire quale decisione prendere, ma perché possono aiutarci a osservare le convinzioni, le aspettative e le possibilità che non avevamo ancora considerato.
Che cosa sceglieremmo di fare oggi se il timore del giudizio degli altri non guidasse le nostre decisioni?
Una porta rimasta aperta
Quando abbiamo salutato Giorgio, ho avuto la sensazione che ci fossero ancora molte cose da approfondire. Durante l’intervista abbiamo lasciato aperta la possibilità di continuare questa conversazione, magari tornando a parlare di convinzioni, aspettative e scelte professionali.
Ma ripensando a quell’incontro, credo che sia rimasta aperta soprattutto un’altra porta: quella che Giorgio stesso ha riconosciuto quando ha raccontato il desiderio di tornare alla conduzione radiofonica. Non sappiamo se e quando deciderà di attraversarla, e naturalmente non spetta a noi indicargli quale strada dovrebbe scegliere.
Ma la sua storia mi ha lasciato una riflessione che desidero condividere anche con voi.
Il coraggio non serve soltanto per iniziare qualcosa di nuovo. A volte serve per tornare a essere se stessi.
Forse il prossimo Sliding Moment di Giorgio sarà proprio questo. Tornare davanti a un microfono, non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per ritrovare il piacere di quel gioco iniziato tanti anni fa insieme a suo padre.
E forse, mentre leggiamo la sua storia, possiamo provare a riconoscere anche una porta che ci riguarda. Una scelta che continuiamo a rimandare, una passione che abbiamo lasciato da parte, un desiderio che fatichiamo ad ammettere persino a noi stessi. Non è necessario sapere già che cosa troveremo dall’altra parte. A volte possiamo cominciare semplicemente riconoscendo che quella porta esiste.
Lo Sliding Feedforward di The Sliding Blog®
Ci sono storie che, una volta ascoltate, non sentiamo il bisogno di giudicare o di riassumere in una morale. Preferiamo portarle con noi, lasciare che continuino a lavorare dentro le nostre domande e, magari, ci aiutino a guardare un po’ più avanti. È questo il senso che vogliamo dare al nostro Sliding Feedforward: non soffermarci su ciò che avrebbe potuto essere fatto diversamente, ma aprire uno spazio per riconoscere ciò che possiamo scegliere da adesso in poi.
La storia di Giorgio ci lascia l’immagine di un bambino che gioca alla radio con suo padre e di un uomo che, dopo aver costruito tanto attorno a quella stessa passione, sente ancora il desiderio di tornare al microfono. In mezzo ci sono anni di scelte, responsabilità, fiducia ricevuta e concessa, traguardi raggiunti e nuove consapevolezze. E c’è la possibilità, ancora aperta, di scegliere di nuovo.
Vorrei allora lasciare a chi ci ha accompagnato fino a qui non una conclusione, ma una domanda da portare nel proprio domani: se oggi ti trovassi davanti a una porta che desideri aprire, ma che continui a osservare da lontano, quale potrebbe essere il primo piccolo passo per avvicinarti?
Non serve avere subito tutte le risposte. A volte il cambiamento comincia da una domanda che scegliamo di non ignorare. E, se vorrai dedicare del tempo a questa riflessione, subito dopo l’articolo troverai anche Sliding Moment Exercise 01 — La porta che aspetta, il nostro esercizio guidato ispirato alla conversazione con Giorgio.
Sliding Doors Experience — Le persone. Le scelte. Gli istanti che cambiano tutto.
Un progetto originale di The Sliding Blog®, realizzato negli spazi di Sliding On Air, presso lo Sliding Moment Lab di Sliding Doors Consulting®, a Trezzano sul Naviglio (Milano).
Conversazione con Giorgio D’Ecclesia — 1° ottobre 2026.
A cura di Cristiano Merizzi
Founder di The Sliding Blog® · Co-Founder di Sliding Doors Consulting®
La conversazione continua, anche in video
Ci sono sfumature che le parole scritte possono soltanto accompagnare: il tono della voce, il ritmo di una risposta, l’emozione che nasce mentre si condivide un ricordo.
Guarda la conversazione integrale con Giorgio D’Ecclesia, registrata nello studio Sliding On Air dello Sliding Moment Lab.
Sliding On Air · La conversazione integrale con Giorgio D’Ecclesia
Ogni storia può aprire una porta. Anche la tua.
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La storia di Giorgio D’Ecclesia ci ha accompagnato attraverso coraggio, responsabilità, fiducia e consapevolezza. Adesso ti invitiamo a rivolgere queste domande a te stesso.
Sliding Moment Exercise 10— La porta che aspetta è un percorso di riflessione articolato in cinque passaggi.
Non esistono risposte giuste o sbagliate. L’obiettivo è dedicarti uno spazio per riconoscere ciò che desideri, le risorse che possiedi e le azioni che puoi scegliere di compiere.
Hai riconosciuto una porta.
Hai completato Sliding Moment Exercise 10 — La porta che aspetta , l’esercizio ispirato alla storia di Giorgio D’Ecclesia.
Queste sono le riflessioni che hai costruito attraverso le cinque fasi. Puoi conservarle come riferimento personale.
La tua riflessione può aprire una nuova possibilità.
Hai dedicato del tempo a te stesso, alle tue scelte e alle risorse che possono accompagnarti nel tuo prossimo cambiamento.
Se desideri continuare questo percorso, puoi richiedere la verifica di un’agevolazione dedicata ai partecipanti della Sliding Doors Experience con Giorgio D’Ecclesia.
Per questa iniziativa sono previste, secondo le condizioni applicabili, le seguenti possibilità:
20% di agevolazione sul primo percorso di coaching concordato, oppure 10% di agevolazione sul primo servizio o pacchetto idoneo dello Sliding Moment Lab.
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