Oltre il sogno — quando una partita cambia punto dopo punto
Tredici storie di donne, di volley e d’oro
Ci sono incontri che non sono casuali. Sembrano tali, ma in realtà arrivano quando sei pronto a riconoscerli.
La pallavolo, per noi, è uno di questi.
Anni fa era entrata nella nostra vita in punta di piedi, attraverso un progetto ambizioso: la costruzione di un’academy interna per una squadra che oggi milita in Serie A. Un’idea che parlava di crescita, di metodo, di futuro. Poi, come spesso accade, si è fermata. Non per mancanza di visione, ma perché non sempre il tempo delle idee coincide con quello della realtà.
Eppure certe cose non si archiviano. Restano.
Restano come un pallone sospeso dopo un’alzata perfetta, in attesa che qualcuno lo chiuda a terra.
Poi, senza preavviso, la pallavolo è tornata. Non nei piani. Non nei progetti. Nella realtà.
Una squadra di Serie B, seguita per un’intera stagione. Da fuori. Da osservatori. Da spettatori attenti, con lo sguardo di chi legge la performance prima ancora del risultato.
Ed è lì che qualcosa si è acceso.
Perché non era una squadra “facile”. Non era una squadra che entrava subito in partita, che imponeva il ritmo fin dal primo scambio.
Spesso il primo set era un terreno incerto: ricezioni sporche, il palleggiatore costretto a correre, l’opposto fuori tempo, gli schiacciatori murati o fuori giri. I centrali poco serviti, il libero chiamato a tenere insieme equilibri fragili.
Eppure.
Punto dopo punto, qualcosa cambiava.
Non c’era una rivoluzione. C’era un aggiustamento continuo.
Il palleggiatore iniziava a distribuire meglio, a leggere il muro, a variare. L’opposto trovava il tempo. Gli schiacciatori prendevano fiducia. I centrali entravano nel gioco con primi tempi più incisivi. Il libero diventava presenza silenziosa ma fondamentale, equilibrio puro.
E la partita si trasformava.
Non da set a set. Ma dentro il set. Dentro ogni singolo punto.
Era lì che si costruiva tutto.
Ed è lì che, senza cercarlo davvero, abbiamo trovato “Oltre il sogno”, il libro di Fabrizio Monari.
O forse è stato il contrario.
Il qui e ora, punto dopo punto
C’è un concetto che Julio Velasco ha reso quasi una filosofia: il qui e ora.
Non il punto prima. Non quello dopo.
Questo.
Ed è esattamente ciò che abbiamo visto in campo.
Quella squadra non vinceva perché era superiore. Vinceva – quando vinceva – perché imparava a stare nel momento. A non farsi schiacciare dall’errore precedente, a non inseguire quello successivo.
A costruire.
Le tredici storie di Oltre il sogno parlano della stessa cosa. Non raccontano solo medaglie, ma processi. Non celebrano solo il talento, ma la capacità di restare, di adattarsi, di attraversare.
Di giocare ogni pallone.
Quando i problemi si affrontano insieme
Non è una frase da manifesto. È qualcosa che nello sport, quando succede davvero, cambia tutto.
Perché ci sono momenti in cui il talento non basta, la tecnica non basta, perfino la preparazione non basta. Ci sono passaggi in cui quello che tiene in piedi una squadra è la capacità di fermarsi, guardarsi, parlarsi davvero.
Nel libro questo prende forma anche attraverso momenti vissuti dalla sola squadra. Senza staff. Senza filtri. Spazi di confronto, ascolto, condivisione.
Ed è lì che si crea qualcosa.
Non immediatamente visibile. Non misurabile.
Ma reale.
Sono quei passaggi che possiamo riconoscere come piccoli Sliding Moments. Non quelli che si vedono. Quelli che spostano.
Perché spesso la svolta non nasce durante la partita. Nasce prima. In un equilibrio che si ricompone. In una fiducia che ritorna.
E da lì, anche il campo cambia.
Dopo l’infortunio, la partita più dura è dentro
C’è poi un altro aspetto che nello sport pesa moltissimo, e che troppo spesso viene raccontato solo a metà: il ritorno dopo un infortunio.
Perché il rientro non è mai soltanto una questione fisica.
Non riguarda solo la riabilitazione, i tempi di recupero, il lavoro sul corpo.
Riguarda la fiducia.
Riguarda il modo in cui torni a stare dentro il gesto. Il modo in cui salti, ricadi, attacchi, difendi. Il modo in cui torni a giocare senza che la paura prenda il posto dell’istinto.
Ed è lì che, tante volte, ci si blocca davvero.
Non nel muscolo. Nella testa.
Nel timore che possa succedere di nuovo. In quel freno invisibile che spezza il ritmo.
Anche per questo Oltre il sogno lascia un segno: perché racconta lo sport nel suo spessore più vero, nei momenti in cui la vera sfida non è solo tornare in campo, ma riuscire a farlo senza essere prigionieri della paura.
Oltre il sogno, dentro il gioco
Le protagoniste del libro non sono lontane da quella squadra di Serie B. Cambiano i contesti, i livelli, i palcoscenici.
Ma non cambia la sostanza.
La costruzione lenta. La fatica invisibile. La ricerca costante di equilibrio.
Come un palleggio preciso che tiene vivo lo scambio. Come una difesa del libero che riapre un’azione che sembrava persa. Come un muro che arriva mezzo secondo dopo, ma cambia tutto.
Uno sguardo che resta aperto
Noi siamo rimasti fuori dal campo. Osservatori.
Senza interferire, senza entrare nei meccanismi interni. Ma con quella sensazione, difficile da spiegare, di essere comunque dentro qualcosa.
Dentro il ritmo. Dentro le dinamiche. Dentro la crescita.
E forse è proprio questo il punto.
Alcune esperienze non chiedono di essere forzate. Chiedono solo di essere riconosciute.
La pallavolo è tornata. Questo libro è arrivato.
E tra le righe, tra i punti, tra le storie e le partite, abbiamo trovato una connessione che non avevamo programmato, ma che oggi ha perfettamente senso.
Contenuto video di riferimento: finale di Parigi 2024, richiamata come elemento editoriale e narrativo a supporto della riflessione proposta nell’articolo. Il video è incorporato da YouTube; tutti i diritti appartengono ai rispettivi titolari.
Un esercizio per iniziare davvero
Non sempre serve avere subito tutto chiaro. A volte basta fermarsi in un punto preciso e lavorarlo bene. Per questo qui trovi un primo esercizio, semplice e concreto, da attraversare con i tuoi tempi.
Pensa a una situazione attuale in cui senti di “non essere in partita”.
Non guardare tutto. Guarda solo il prossimo punto.
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Alcuni libri non finiscono davvero all’ultima pagina. Restano aperti dentro una domanda, una riflessione, un passaggio che continua a lavorarti dentro.
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Da qui si gioca davvero.
Un primo passo concreto per portare questa riflessione dentro il gioco.
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