Sliding Doors Experience

Il palco come bivio: quando la presenza non è un talento, ma un allenamento.

Un incontro nato dalla parola “Performance” — e da una storia che unisce teatro, poesia, mentalità, disciplina e verità. Perché la presenza non è un dono: è pratica quotidiana.

Consapevolezza
Autenticità
Presenza
Marco Patuzzi in performance — presenza scenica
Foto: Marco Patuzzi · Eventi
Evento: Il salotto letterario degli scrittori esordienti (2016) — Roma, Teatro Trastevere

Quando una parola diventa un segnale

Ci sono incontri che non nascono da una ricerca razionale. Nascono da una parola.

In quei giorni stavamo lavorando alla costruzione della nuova sezione The Sliding Path – Sport Performance. Stavamo definendo contenuti, visioni, connessioni. E, quasi in parallelo, iniziavamo a studiare le potenzialità dell’evento della prima Fiera dello Sport Digitale.

Tutto girava attorno a un unico termine: Performance.
Sport. Allenamento. Risultato. Presenza.

Ma più entravamo nel tema, più diventava chiaro che la performance non appartiene solo allo sport.

Il business può essere performance, sì: perché esiste una performance valutativa e una performance sostanziale.

Ma esiste anche un’altra forma di performance, che però non viene quasi mai citata: la performance artistica.

Un territorio dove arte, mentalità, sport, lavoro, disciplina e passione si uniscono.
E dove la presenza non è un talento: è un allenamento.

Come ho incontrato Marco

Andando alla ricerca di storie da raccontare, mi sono imbattuto in un artista: Marco Patuzzi. E mi ha colpito — subito — una parola: Performance.

Forse perché, proprio in quei giorni, era la stessa parola che stava guidando molte delle nostre scelte editoriali.

Poi mi sono imbattuto nella sua descrizione su Facebook.

“Performance fra teatro e poesia.”

E mi sono detto: wow, questa è una storia che mi piacerebbe ascoltare. Così l’ho contattato.

Ringrazio Marco per la sua preziosa disponibilità nel volersi raccontare apertamente: da lì ho trovato lo spunto per questa Sliding Doors Experience che intitoliamo:

“Il palco come bivio: quando la presenza non è un talento, ma un allenamento.”
di Marco Patuzzi

Spunti e riferimenti: marcopatuzzi.it

Immagini

Foto: Marco Patuzzi · Fonte: marcopatuzzi.it/eventi

Marco Patuzzi — performance fra teatro e poesia (foto 1)
Marco Patuzzi in performance. Crediti: Marco Patuzzi · Eventi
Marco Patuzzi — presenza scenica (foto 2)
Evento: Il salotto letterario degli scrittori esordienti (2016) · Roma — Teatro Trastevere

Quando tutto è iniziato

Il primo Sliding Moment di Marco risale a circa vent’anni fa.

Un teatro di Bassano del Grappa. La Banda di Quinnipack: un progetto musicale che univa musicisti professionisti e ragazzi con disabilità.

Marco viene chiamato a presentare i brani, a dare voce alle spiegazioni. All’epoca stava frequentando il suo primo corso di dizione. Segue le regole, la tecnica, la forma.

Alla fine della sua prima lettura, un applauso fortissimo gli fa capire quanto la sua voce potesse incantare ed emozionare.

Quando hai capito che non volevi recitare, ma abitare

Per Marco il passaggio avviene nel dicembre del 2015, quando si esibisce per la prima volta al Teatro Trastevere di Roma.

Il palco gli appare immenso. Ed è lì che comprende che, se vuole davvero possederlo, deve spingere ulteriormente sia la voce sia la mimica.

La performance come rivelazione

Marco lo dice chiaramente: non è semplice recitare. È rivelarsi attraverso l’arte.

Un monologo, specie se scritto da te, ti permette di entrare nei lati più oscuri e portarli agli occhi del pubblico.

E quando lo spettacolo finisce, l’adrenalina non si spegne: spesso te la porti appresso tutta la notte.

Una voce, una presenza

Video: Marco Patuzzi in performance

Presenza: uno stato mentale

Marco capisce di essere davvero in scena quando si estranea completamente dal mondo esterno: entra come in una specie di trance, dove porta la mente altrove.

E anche quando, in passato, si è sentito “assente” sul palco per problemi personali, è stato guardando il pubblico che è tornato nel qui-e-ora.

La presenza è connessione.

Abbandono e controllo

Per Marco non ci sono bivi ricorrenti in scena: da dodici anni sa che la performance è abbandono ma anche controllo. È forma ma ancora di più contenuto. È atto estetico, dove nulla è lasciato al caso, ed è un momento di verità.

Il prezzo della presenza? Lasciare indietro l’idea di perfezione e l’idea di controllo.

Il ruolo del vuoto

Il vuoto è un elemento di scena come un altro. Le pause servono sia a lui sia al pubblico: a lui per creare dinamica, al pubblico per elaborare.

Il segnale che il pubblico “segue” non perché capisce, ma perché sente? Il silenzio.

Fragilità e diversità

In scena Marco si fa vedere per quello che è: senza filtri né maschere. Solo lui, la voce e la mimica. Ed è proprio questo minimalismo che diventa forza.

Un tema che torna spesso nel suo lavoro è quello della diversità: dai migranti di “Perdita del cielo, perdita dell’altro” (2019) a una performance contro l’omobitransfobia realizzata a Bassano del Grappa nel 2021.

Per Marco la diversità è un tema vivo: anche lui ha provato sulla pelle cosa significhi essere isolati ed irrisi.

Perché questa storia parla anche di Sport Performance

Nel mondo sportivo si parla spesso di preparazione fisica, tecnica, strategia. Ma la vera differenza avviene qui: nella presenza.

La capacità di stare nel gesto. Nel momento. Nel qui-e-ora. Ed è per questo che la storia di Marco Patuzzi non parla solo di teatro: parla di performance umana.

🧠 Sliding Prompt — Allenare la Presenza

Ispirato alla storia di Marco Patuzzi — perché la presenza non è un talento, ma un allenamento.
Tempo: 7 minuti · Strumento: carta o note del telefono

Come usarlo (7 minuti)
  1. Scegli una scena reale (sport, lavoro, relazione): una situazione in cui vuoi essere più presente.
  2. Compila i 5 campi in ordine: non serve “scrivere bene”, serve essere onesto.
  3. Trasforma in allenamento: nel punto 5 scegli un gesto piccolo, ripetibile, concreto (3 giorni).
  4. Chiudi con una pausa: 10 secondi di respiro prima di tornare al resto.
  5. Condividi solo se vuoi: premi Copia per inviarlo a te stesso (Note/WhatsApp) o a una persona di fiducia.

Suggerimento: se ti blocchi, scrivi “—” e vai avanti. Puoi tornare dopo.

Quando hai finito: Copia per salvarlo/inviarlo, Stampa per tenerlo come scheda, Pulisci per azzerare.

✅ Testo pronto per copiare e condividere
“La performance è l’atto creativo attraverso cui tu ti riveli, il momento in cui porti in scena la tua verità.”
— Marco Patuzzi
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Intervista integrale a Marco Patuzzi

(Clicca per aprire)

Leggi l’intervista completa

Qual' è stato il tuo primo Sliding Moment legato al palco? L' episodio in cui hai capito che stavi entrando nella tua strada.

Il mio primo sliding moment legato al palco risale a una ventina di anni fa . Fui chiamato a presentare le canzoni che la Banda di Quinnipack presentava in un teatro qui a Bassano del Grappa. Per chi non la conoscesse , la Banda di Quinnipack era un gruppo musicale al cui interno si esibivano sia musicisti professionisti sia ragazzi con disabilità. Come vi dicevo prima in quel occasione fui chiamato a presentare il gruppo e a leggere una breve spiegazione di tutte le canzoni proposte. Al epoca frequentavo il mio primo corso di dizione e mi limitai a seguire per filo e per segno quanto a lezione avevo imparato. L' applauso fortissimo che si levò alla fine della mia prima lettura mi fece capire quanto la mia voce potesse incantare ed emozionare gli altri.

Quando hai realizzato che non volevi " recitare " , ma " abitare " la scena ? C'è un momento preciso che ha segnato questo passaggio ?

La prima volta che ho sentito l' esigenza di abitare la scena è stato nel dicembre del 2015 quando mi sono esibito per la prima volta al Teatro Trastevere di Roma. Il palco del Teatro Trastevere mi appariva immenso ed è allora che ho compreso che se volevo veramente possederlo dovevo spingere ulteriormente sia la voce sia la mia mimica .

Per te , qual' è la differenza fra interpretare un personaggio e interpretare un' anima ? Dove cambia l' intenzione , il corpo , la voce .

Il mio non è un semplice recitare. Quello che propongo è invece un rivelarsi attraverso l' arte ! Un monologo , specie se scritto da te , ti permette ti entrare nei tuoi lati più oscuri e di portare questi agli occhi del pubblico. Non è e non sarà mai un semplice recitare ! Quando reciti una parte , finito lo spettacolo , ritorni tranquillamente in te. Nel mio caso tutta l' adrenalina provata te la porti appresso , come minimo , tutta la notte.

Che cosa ti dice , in modo concreto , che sei davvero presente in scena ? Un segnale fisico , un ritmo interno , un dettaglio che conosci.

Capisco di essere in scena poiché , quando sono lì , mi estraneo completamente dal mondo esterno . Entro come in una specie di trance dove porto la mia mente altrove.

Raccontami una performance in cui ti sei sentito " assente " pur essendo sul palco ? Cosa ti ha riportato nel qui - e - ora ?

È successo in passato che , a causa di problemi di persone a me vicine , io sia risultato più assente in scena. In quei casi è stato guardando il pubblico che sono ritornato nel qui - e - ora !

Hai un bivio ricorrente in scena ? Come scegli ogni volta ?

In scena non ho bivi ricorrenti . Da dodici anni so bene che la performance è abbandono ma anche controllo .È forma ma ancora di più contenuto ! E sia un' atto estetico , poiché in essa niente è lasciato al caso , sia un momento di verità. Questo perché sul palco io porto la mia verità ! Per rispondere alla tua domanda nel mio caso non c'è niente da scegliere. Semplicemente so che l' atto creativo è una summa di tutti questi fattori !

Qual' è il prezzo della " presenza " ? Cosa devi lasciar andare per essere vero ?

Per risultare vero in scena cerco, ogni volta , di lasciare indietro sia l' idea di perfezione sia l' idea di controllo.

Qual' è il tuo rito d' ingresso prima di andare in scena ? Un gesto , una parola , un silenzio : cosa ti accompagna nel passaggio

Non ho riti particolari prima di andare in scena. Semplicemente mi isolo e nel silenzio più assoluto ripasso per l' ultima volta la battuta iniziale.

Quando la scena diventa poesia , cosa succede al tempo ?Lo percepisci cambiare ? Come lo attraversi senza volerlo dominare ?

Può succedere , e questa è la parte più bella del far performance , che tu ti perda in ciò che stai declamando o mentre stai eseguendo un pezzo di mimo . In questi casi il tempo si dilata e tu semplicemente ti lasci trasportare dall' emozione del momento. Quando succede così , mi accorgo subito che in scena qualcosa è cambiato , e non oppongo nessuna resistenza a esso .

Che ruolo ha il vuoto nella tua performance ? La pausa , lo spazio , il non detto : quando diventa alleato e quando fa paura ?

Il vuoto è per me un elemento di scena come un altro. Le pause servono sia a me sia al pubblico. A me per creare una dinamica riguardo a ciò che in quel momento sto declamando. Al pubblico per elaborare quanto ha appena avuto modo di vedere in scena.

Che rapporto hai con la fragilità in scena ? Come la rendi autentica senza trasformarla in " effetto " o in maschera ?

In scena ho un buon rapporto con la mia fragilità nel senso che mi faccio vedere per quello che realmente sono senza filtri ne maschere. Solo io , la mia voce e la mia mimica . Questo essere così minimale sul palco è anche la mia forza poiché in questo modo il pubblico si concentra maggiormente su quello che hai da dire !

C'è un immagine, un verso , un tema che torna spesso nel tuo lavoro ? Perché continua a chiamarti : Cosa ti chiede di attraversare ?

Se c'è un tema che torna spesso in questi dodici anni di attività artistica questo è quello della diversità. Basti solo pensare che la mia performance del 2019 " Perdita del cielo , perdita dell' altro " racconta di migranti e di un mondo che ha completamente perso il senso di umanità. Nel maggio del 2021 ho invece realizzato , qui a Bassano del Grappa dove abito , una performance contro l' omobitransfobia. Il tema della diversità mi è sempre stato particolarmente a cuore poiché anch'io ho avuto modo di provare sulla mia pelle come ci si sente a essere isolati ed irrisi.

Quando senti che il pubblico " ti segue " , non perché capisce ma perché sente ? Qual' è il segnale che crea questa comunione ?

È attraverso il silenzio che mi accorgo quanto il pubblico in quel momento mi segue. Capisco quanto la gente è rapita dalla mia performance a seconda del silenzio che cala in scena.

Se dovessi scegliere un solo Slinding Moment a chi vuole intraprendere la tua strada , quale sarebbe ? Un' atto , una scelta , un' attraversamento : perché proprio quello ?

A uno che volesse intraprendere la mia strada consiglierei di scegliere l' arte che sente più affine e di lavorare costantemente su di essa fino a saperla padroneggiare egregiamente. Deve essere inoltre pronto alle critiche perché molte ne arriveranno.

Oggi , chi è Marco Patuzzi quando " non interpreta " ma è presenza ? E se dovessi lasciare una definizione essenziale - tua , personale - che cos'è la performance ?

Oggi Marco Patuzzi è una persona curiosa , alla continua ricerca di cose nuove da scoprire , da imparare. La performance , come già detto qui , è l' atto creativo attraverso cui tu ti rilevi , il momento in cui porti in scena la tua verità.

Se questa storia ti ha fatto riflettere sul tuo modo di “stare in scena”, non è un caso.

Se ti sei ritrovato nel tema della presenza — nello sport, nel lavoro o nella vita — scopri The Sliding Path — Sport Performance. Perché ogni performance inizia da un bivio.

Nota di trasparenza & ringraziamento

Un grazie speciale a Marco Patuzzi per la disponibilità e l’apertura con cui ha scelto di raccontarsi.

Le immagini presenti in questo articolo sono state inserite con autorizzazione dell’autore e selezionate secondo sua indicazione, facendo riferimento ai materiali pubblicati sul suo sito ufficiale (marcopatuzzi.it/eventi). I relativi crediti restano di Marco Patuzzi.

Questo contenuto non è sponsorizzato, non è frutto di partnership commerciali e non prevede compensi: è un nostro invito sincero a scoprire e condividere il lavoro di Marco — una forma d’arte che abbiamo apprezzato per autenticità, spontaneità e per la sua capacità di mettere insieme presenza, voce, corpo e verità.

Per approfondire: marcopatuzzi.it

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Nel nome del nostro blog, qual è la parola dopo ‘Sliding’

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