THE SLIDING BOOKS · Sport & Performance

Il gioco interiore del tennis — quando il vero avversario è nella testa

Dal campo da tennis ai nostri Sliding Moments: una riflessione ispirata a Timothy Gallwey su performance, consapevolezza e voce interiore.

Copertina digitale dell’eBook "Il gioco interiore del tennis" visualizzata sull’app Feltrinelli Rakuten Kobo.
eBook Il gioco interiore del tennis di W. Timothy Gallwey acquistato e letto tramite app Feltrinelli Rakuten Kobo. Nessuna sponsorizzazione o collaborazione: semplice riferimento al formato digitale che utilizziamo per le nostre letture.

Nelle ultime settimane, dopo tanti dubbi e altrettante frenate, ho deciso: faccio quel passo. Insieme a mia moglie ci siamo iscritti a un Club di Milano: per lei è la casa ideale della sua amata palestra e della cura di sé, per me è il luogo in cui, finalmente, tornare a giocare a tennis.

Qualche giorno fa sono entrato in quella struttura con in mano la racchetta di mio padre: più di trent’anni di storia e almeno quindici passati ferma ai box. L’ho impugnata di nuovo, cercando di ripetere quel gesto che vedevo fare a lui quando lo accompagnavo ai campi.

In quell’istante mi è tornato alla mente un libro letto l’anno scorso, Il gioco interiore del tennis di W. Timothy Gallwey, un testo che parte dal tennis ma in realtà parla di qualcosa che riguarda tutti: il modo in cui ci parliamo mentre stiamo cercando di dare il meglio.

In questo articolo non ti racconto il libro “da manuale”, ma ti porto la mia lettura, alla luce della direzione di The Sliding Blog e dei nostri Sliding Moments. Come sempre, alla fine troverai un esercizio pratico e interattivo e… chissà, magari un giorno ci incroceremo davvero su qualche campo di terra rossa.

Perché questo libro parla anche a chi non ha mai preso in mano una racchetta

Il punto di partenza è il tennis, ma Gallwey è stato uno dei primi a portare l’attenzione sulla parte “mentale” della performance sportiva: non solo tecnica, non solo muscoli, ma dialogo interno, concentrazione, fiducia.

Se ci pensi, è qualcosa che viviamo tutti:

  • prima di una riunione importante;
  • durante un esame o un colloquio;
  • quando stiamo per dire sì a un progetto che ci espone un po’ di più;
  • o, semplicemente, quando decidiamo di tornare su un campo dopo anni.

La domanda di fondo è: quanto di quello che ci limita viene davvero dall’esterno, e quanto nasce dal modo in cui ci parliamo dentro?

Il gioco esterno e il gioco interno

Una delle idee centrali del libro è che ogni performance ha due livelli:

  • un gioco esterno, fatto di gesti, regole, avversari, punti;
  • un gioco interno, fatto di pensieri, emozioni, convinzioni, immagini che scorrono in testa mentre agiamo.

Sul campo da tennis, il gioco esterno è il colpo, il servizio, lo spostamento; il gioco interno è quella vocina che commenta: “Non sbagliare adesso”, “Ecco, sei il solito”, “Se perdi questa non te la perdoni”.

La cosa interessante è che spesso ci concentriamo solo sul gioco esterno (“devo migliorare il dritto”, “devo allenarmi di più”), ma è il gioco interno a farci perdere fluidità, calma, presenza.

La domanda che il libro mi ha lasciato addosso (andando oltre le pagine) è: che cosa succede alla mia prestazione se, invece di aggiungere sempre più tecnica, comincio a togliere un po’ di rumore mentale?

Quando la voce nella testa diventa il principale avversario

Gallwey descrive molto bene quella voce interna che non smette mai di parlare: corregge, giudica, anticipa catastrofi, ripete errori passati. È come avere un telecronista critico fisso nella testa.

Non è una voce “cattiva” in assoluto: spesso nasce dal desiderio di fare bene. Il problema è che:

  • tende a concentrarsi quasi solo sugli errori;
  • usa il giudizio (“sei incapace”, “non combinerai nulla”);
  • ci fa stare nel passato o nel futuro, raramente nel presente.

Sul campo, questo si traduce nella classica esperienza del “più mi sforzo di fare bene, più mi irrigidisco”. Fuori dal campo, succede uguale:

  • più ti ripeti “devo essere perfetto in questo colloquio”, più perdi naturalezza;
  • più ti dici “non posso sbagliare questa decisione”, più diventa impossibile scegliere.

Quella voce non è l’unica possibile. Ed è qui che entra in gioco la parte più interessante dell’Inner Game: imparare a spostare il focus.

Dal giudizio all’osservazione: il cambio di prospettiva

Uno dei passaggi più potenti, per me, è questo: invece di giudicarci continuamente, possiamo iniziare a osservare ciò che accade.

Sul campo da tennis la differenza è sottile ma enorme:

  • Giudizio: “Hai sbagliato ancora, sei impreciso, non ci arrivi”.
  • Osservazione: “La palla è uscita lunga di un metro”, “L’impatto è stato in ritardo”, “Il corpo era sbilanciato all’indietro”.

Nel primo caso ci identifichiamo con l’errore (“io sono sbagliato”), nel secondo vediamo un’informazione utile per correggere il gesto.

Traslato sui nostri Sliding Moments: invece di “non sono portato per questo”, possiamo domandarci “quale aspetto specifico faccio più fatica a gestire, e come posso sperimentare qualcosa di diverso?”.

L’Inner Game, in fondo, è allenare questo tipo di sguardo: meno etichette, più curiosità.

Dalla tecnica al sentirsi in campo

Un altro punto che ho trovato molto vicino alla filosofia di The Sliding Blog è l’idea che, oltre a studiare “come si fa”, abbiamo bisogno di sentire cosa stiamo facendo.

Sul campo da tennis, non basta sapere teoricamente come si esegue un servizio: serve percepire il peso del corpo, il timing, l’equilibrio, il contatto con la palla.

Allo stesso modo, nella vita:

  • non basta leggere libri di crescita personale;
  • non basta avere mille strategie di produttività;
  • non basta seguire cento consigli su come “gestire l’ansia”.

Serve fermarsi, guardare ciò che succede dentro di noi mentre siamo “in partita” e imparare a ricalibrare da lì.

L’idea di fondo è che la mente non va riempita all’infinito di istruzioni, ma liberata dal superfluo per permettere al corpo e all’esperienza di fare il loro lavoro.

Come si incastra con The Sliding Blog

Perché questo libro ha senso dentro The Sliding Books e The Sliding Path?

  • perché parla di consapevolezza: accorgersi di cosa succede nel nostro dialogo interiore mentre agiamo;
  • perché parla di responsabilità: riconoscere le interferenze che generiamo da soli;
  • perché parla di presenza: stare sul “punto che sto giocando adesso”, non sulla partita intera.

È anche un ponte naturale verso tutto il lavoro su Sport & Performance: non solo tennis, ma sport in generale, studio, lavoro, creatività. Ogni volta che stiamo “performando” succede qualcosa nella nostra testa, e ignorarlo significa lasciare il vero match senza allenatore.

Esercizio interattivo — Il tuo “campo” oggi

Quello che segue è un esercizio che puoi usare anche se non hai mai toccato una racchetta. Quando lo porteremo sul blog, diventerà una piccola esperienza guidata, con campi compilabili e magari la possibilità di salvare le risposte.

1. Identifica il tuo campo di gioco

Pensa a una situazione della tua vita in cui ti senti davvero “in partita” in questo periodo. Può essere:

  • un obiettivo professionale;
  • un percorso di benessere o allenamento;
  • un esame o una certificazione;
  • una scelta che rimandi da tempo.

2. Dai voce al tuo commentatore interno

Adesso presta attenzione alla voce che commenta questa situazione dentro di te.

Chiediti:

  • Che frasi mi dice di solito?
  • Quali paure tira fuori?
  • Quali etichette usa su di me?

3. Trasforma il giudizio in osservazione

Scegli una delle frasi più dure che hai scritto. Ora riscrivila trasformandola da giudizio a osservazione descrittiva.

Esempio di logica (adatta alla tua situazione):

  • Giudizio: “Sono sempre in ritardo, non combino nulla”.
  • Osservazione: “Nelle ultime tre scadenze ho consegnato in media con due giorni di ritardo”.

4. Ascolta la parte di te che sa già qualcosa

Immagina per un momento di abbassare il volume del commentatore interno. C’è una parte di te che ha già affrontato difficoltà, imparato cose, superato ostacoli.

Chiedile:

  • Qual è un piccolo passo realistico che potrei fare nei prossimi 7 giorni su questo “campo”?
  • Quale risorsa ho già (abilità, persona, esperienza) che posso usare meglio?

5. Una scala per misurare interferenze e spazio di manovra

Per chiudere l’esercizio, prova a darti due voti da 1 a 10:

  • Quanto senti di avere potenziale in questa situazione, oggi? (1 = pochissimo, 10 = molto);
  • Quanto senti forti le interferenze interne (paure, giudizi, pensieri ripetitivi)? (1 = quasi inesistenti, 10 = molto forti).
Suggerimento: non cercare frasi perfette. Cerca frasi che ti somigliano oggi e che potresti rileggere tra qualche mese per vedere che cosa è cambiato.
I tuoi testi vengono salvati solo sul tuo dispositivo (local storage del browser) e non vengono inviati a The Sliding Blog.

Chiusura

Il tennis, in fondo, è solo una metafora comoda: una palla che va e viene, una rete, un avversario, un punteggio che sale. La vera partita, però, si gioca nel modo in cui stiamo dentro quei momenti: nella qualità del nostro sguardo su di noi, nella capacità di distinguerci dalle voci che ci criticano, nella disponibilità a restare presenti un punto alla volta.

Questo articolo è una mia lettura personale de Il gioco interiore del tennis di W. Timothy Gallwey, filtrata attraverso la lente di The Sliding Blog e dei nostri Sliding Moments.

Che tu sia su un campo di terra rossa, in una sala riunioni, su un tapis roulant o davanti a un foglio bianco, il gioco interiore è lì. Allenarlo non significa zittire ogni emozione, ma imparare a non lasciare che la voce più severa sia l’unica a parlare.

E, chissà, magari prima o poi ci ritroveremo davvero su qualche campo, ciascuno con la propria racchetta e il proprio gioco interiore da esplorare.

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