“Sempre in viaggio”: appunti (imperfetti) da una sera a BookCity Milano
Genitori, coach, studenti e una parola che non è stata detta ma che ha riempito la sala: percezione.
A Milano, nei giorni di BookCity, l’aria si riempie di libri, idee e storie che si intrecciano con la vita di chi le ascolta. Ieri sera, allo show-hub-milano in via Morimondo, ho avuto l’occasione di assistere alla presentazione di Sempre in viaggio. Appunti per genitori imperfetti di Andrea Bettini e Fabio Garganego, edito da Rubbettino. Per i dettagli sulla trama ti rimando alle presentazioni ufficiali: qui, su The Sliding Blog, voglio raccontare soprattutto cosa mi ha lasciato questo incontro.
Un mentore “responsabile” di The Sliding Blog
Per più di un anno, Fabio Garganego è stato una delle persone che mi ha accompagnato dentro il mondo del Coaching, durante il percorso che mi ha portato alla qualifica di coach e mentor. In un certo senso è anche uno dei “responsabili” della nascita di The Sliding Blog: se oggi esiste questo spazio sugli sliding moments, è anche grazie a quella spinta iniziale.
Tra le parole emerse durante la presentazione, una in particolare ha risuonato forte: gratitudine. Che cos’è davvero? Come si manifesta? Che cosa significa dire “grazie” con consapevolezza, invece che per abitudine? Sono domande che torneranno presto su The Sliding Path. Per ora, qui, mi basta dire:
Grazie Fabio, per avermi trasmesso – prima online e poi finalmente di persona – la passione per il Coaching e per l’esplorazione di sé, ricordandomi quanto questo mondo sia importante e al tempo stesso spesso frainteso e/o abusato.
“Sempre in viaggio”: una genitorialità senza manuale
Il libro nasce dall’incontro di due papà che scelgono di raccontare la genitorialità come un percorso continuo, senza manuale, fatto più di domande che di risposte. Non è un elenco di regole, ma un invito a guardare al rapporto con i figli come a un viaggio:
- un viaggio emotivo e mentale, che attraversa paure, desideri, aspettative;
- un viaggio concreto, fatto di scelte quotidiane, errori, inciampi e ripartenze;
- un viaggio in cui ci si scopre genitori imperfetti, ma presenti nel modo più autentico possibile.
La sensazione è quella di entrare in un furgoncino in cui non sei un semplice passeggero: ti viene chiesto di sederti, osservare, fare spazio alle emozioni e, soprattutto, portarti a casa qualche domanda nuova.
Due gruppi in sala, una domanda silenziosa
Durante la serata ho percepito due “correnti” diverse tra le persone presenti:
- da una parte, due studentesse universitarie, curiose e un po’ timorose di una futura genitorialità, capaci però di una grande maturità nel porsi domande profonde mentre sono ancora immerse in esami e tesi;
- dall’altra, genitori con figli grandi o adolescenti, con uno sguardo segnato dall’esperienza, dalle notti in bianco già accumulate e dalle fatiche già attraversate.
Nel mezzo, c’ero io. E a un certo punto mi sono chiesto:
“Io, oggi, dove mi posiziono in questo viaggio?”
Sono diventato papà per la prima volta a 28 anni. Il vero punto di svolta però è arrivato a 27, quando – dopo soli tre mesi di frequentazione – ho scoperto che quella che oggi è mia moglie era incinta. Nel 2021 è nato il nostro secondo figlio. Se ripenso a quegli istanti, il mio sliding moment non coincide con il parto, ma con la notizia che ha fatto irruzione nella mia vita: il momento esatto in cui la parola responsabilità ha iniziato a chiedermi spazio.
Quando nasce un figlio, nascono anche i genitori
Una delle idee che ha riecheggiato con più forza durante l’incontro è questa:
Quando nasce un figlio, non nasce solo un figlio. Nascono anche una mamma e un papà. E nessuno dei tre ha un manuale di istruzioni in tasca.
Non esiste un volume “definitivo” che ti insegna a essere genitore. Io stesso sto ancora cercando una mia personale definizione della parola genitore, perché non voglio accontentarmi del “si è sempre detto così”. Preferisco farmi guidare dai fatti, dai conflitti, dagli errori e da quei piccoli momenti di presenza che, a fine giornata, fanno la differenza.
Nel corso della serata sono emerse parole dense: inizio, gratitudine, torta (intesa come la divisione del tempo, delle energie, delle priorità), consapevolezza, uroboro (l’immagine del ciclo continuo di fine e inizio). Eppure c’era un’altra parola che, pur non pronunciata apertamente, per me riempiva la stanza.
La parola che non è stata detta: percezione
Quella parola è percezione.
In The Sliding Path abbiamo già iniziato a esplorare questo concetto: la percezione è il filtro invisibile con cui leggiamo ciò che accade, gli altri e noi stessi. Non è per forza un giudizio (“sono giusto / sono sbagliato”), ma il modo in cui sentiamo le cose.
Ieri sera l’ho avvertita ovunque, anche se non veniva nominata. Ognuno di noi, ascoltando il dialogo, stava facendo qualcosa di molto semplice e allo stesso tempo potentissimo:
- provava a dare un senso personale alle parole ascoltate;
- cercava risposte proprie a domande che il libro volutamente non chiude;
- leggeva la genitorialità attraverso la propria lente, fatta di storia, paure, desideri.
Ci sono almeno due movimenti diversi che la percezione ci invita a osservare:
- come io percepisco mio figlio, i suoi “no”, la sua sensibilità, le sue richieste;
- come io percepisco me stesso come genitore: adeguato, insufficiente, presente, distante, “a metà”.
Più diventiamo consapevoli di questi filtri, più possiamo smettere di recitare un ruolo che non sentiamo nostro, e iniziare a scrivere appunti autentici da genitori imperfetti.
Un libro, un festival, uno sliding moment
Uscendo dallo show-hub-milano, con il libro ancora caldo di parole appena ascoltate, mi sono fatto una domanda da buon coach:
“Come mi sento, adesso?”
La risposta è stata: pienamente coinvolto.
Coinvolto come papà, perché questo viaggio genitoriale mi riguarda ogni giorno, tra zaini da preparare, conflitti da gestire, paure da contenere e abbracci da non dare per scontati.
Coinvolto come coach, perché vedere due professionisti condividere dubbi, domande e pratiche concrete mi ricorda che il nostro lavoro non è “aggiustare” le persone, ma creare spazi in cui possano ascoltarsi davvero.
Coinvolto come persona che crede negli sliding moments: quegli istanti in cui qualcosa si sposta anche solo di un millimetro, e il viaggio prende una direzione leggermente diversa. A volte non lo vedi sulla mappa, ma lo senti dentro.
E ora si parte: tre domande per il tuo viaggio
Il libro non pretende di offrire una soluzione unica per tutti. Propone piuttosto grandi domande che ti restano accanto nel tempo. Nel mio piccolo, ho scelto di sintetizzare questa serata in tre domande che ti rilancio, se ti va, come piccolo laboratorio personale.
Appunti per genitori (e figli) imperfetti
Prenditi qualche minuto per rispondere alle domande. Puoi salvare i tuoi appunti, stamparli o condividerli con chi vuoi. Sono pensati per te, non per essere “giusti”.
Se ti va, puoi condividere con noi – anche in forma anonima – uno dei tuoi “appunti da genitore imperfetto”. Potrebbe diventare il primo passo di un nuovo sliding moment condiviso.
Come scrivono Andrea e Fabio in Sempre in viaggio. Appunti per genitori imperfetti (Rubbettino): «È ora di partire!»
